Progettare il futuro degli alunni con disabilità nella scuola professionale

L’intervista alla Dott.ssa Maria Carrubba

L’inclusione scolastica, chiave del successo formativo per tutti: studenti, docenti e famiglie

Dott.ssa Maria Concetta Carruba

Parlare di disabilità nelle scuole professionali significa individuare strade percorribili per il progetto di vita dei soggetti fragili, un percorso capace cioè di offrire un’opportunità di inclusione reale nella società attraverso l’autonomia personale e professionale.

Un “progetto di vita” che nasce dalle caratteristiche cognitive della persona, ma anche e soprattutto che possa migliorare grazie ad un costante allenamento delle competenze in relazione agli interessi, le predisposizioni personali e, non ultimo, i desideri dell’alunno stesso.

Il tutto parte da una consapevolezza realistica delle competenze della persona fragile, e di questo abbiamo parlato con la Dott.ssa Carruba, Docente del Laboratorio di Bisogni educativi speciali e tecnologie per l’inclusione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Come si costruisce un modello di inclusione per la scuola professionale?

All’interno di alcuni dei nostri Enti la Dott.ssa Carruba ha intrapreso un percorso di sperimentazione e affiancamento per famiglie, docenti ed operatori finalizzato ad individuare modelli adatti alle esigenze dei soggetti fragili.

“Un modello di inclusione sostenibile dota gli studenti con disabilità di strumenti adatti a far loro comprendere realisticamente le loro competenze” ci racconta.

Il percorso realizzato nelle scuole professionali inizia dalla comprensione del “funzionamento degli studenti”, così da poter progettare percorsi individuali adatti alle esigenze specifiche “in una curva di crescita e di miglioramento”

L’allenamento delle competenze infatti deve tenere in considerazione le capacità e le aspirazioni dell’alunno, senza sovrastimare o sottostimare le possibilità dell’alunno.

L’analisi SWOT è stata fondamentale per evidenziare i punti di forza e di debolezza del ragazzo, individuando i facilitatori e le barriere da superare.
Da qui è iniziata la fase di progettazione didattica, per definire gli obiettivi comuni per tutti gli studenti (disabili e non) e per differenziare quelli dedicati ai soggetti svantaggiati.

Quali sono stati i punti di forza del percorso di inclusione intrapreso?

Nei due anni di affiancamento nelle scuole, sono stati coinvolti diversi aspetti:

  • La formazione dei formatori per dotare gli stessi insegnati degli strumenti idonei per identificare le risorse degli studenti;
  • La definizione delle competenze realistiche del singolo per capire come muoversi nel mondo del lavoro e del contesto in cui è inserito per costruire un progetto di vita più ampio. Un forte cambio di prospettiva che non si limita a tutelare ma a cogliere le unicità del disabile tale da renderlo il punto di forza.
  • Il coinvolgimento delle famiglie sul piano della consapevolezza realistica sul bilancio delle competenze.
    “Le famiglie hanno bisogno di essere ascoltate, hanno l’esigenza primordiale di lottare per i diritti del figlio” ci racconta la dottoressa. “Per loro è fondamentale essere coinvolti ed accompagnati alla comprensione del progetto di vita più ampio che la scuola vuole costruire”
  • Un lavoro cucito su misura su ogni studente in uscita, che non dimentica l’obiettivo finale dell’inserimento lavorativo.

La formazione per un soggetto fragile non si esaurisce con il termine della scuola dell’obbligo.
Per queste persone è necessario proporre laboratori per continuare l’allenamento delle competenze anche durante il periodo “di transizione” prima dell’inserimento lavorativo.

Queste attività di formazione continua (Long Life Learning) sono un rimando realistico di cosa i disabili sanno e possono fare, “perchè è nel momento del saper fare qualcosa esattamente come ogni persona, che il disabile si sente finalmente e veramente incluso”.

Quanto la tecnologia può essere utile in questo progetto di inclusione?

“Siamo in un periodo di immersione digitale, in cui la tecnologia ci aiuta a creare nuovi contesti” continua Carruba. “Il soggetto fragile, più dei propri compagni, è maggiormente attratto dal digitale perchè è lo strumento inclusivo che permette di annullare le distanze con il resto della classe.”

La tecnologia aiuta a creare un ambiente di lavoro cooperativo e collaborativo, dove, attraverso l’uso dei dispositivi che tutti gli alunni hanno a disposizione mette il disabile nella condizione di svolgere attività altrimenti precluse.

“Ed ecco che la scuola virtuale o la chat di classe diventano lo strumento per dar voce a chi ha difficoltà ad esprimersi, per esempio. Un’occasione unica per avere un riscatto sociale, in cui la distanza alla normalità si accorcia”

Sono questi i momenti in cui l’alunno disabile ha una reale presa di coscienza delle proprie competenze che consegue in una notevole crescita della fiducia e dell’autostima per se stessi, fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi

Infine, cosa ci resterà da questo periodo che ha visto rivoluzionare il sistema scolastico?

“Questo tempo sospeso ha permesso di riflettere sui processi, anziché sugli strumenti, dando maggior spazio alla progettazione”

conclude Carruba.

Una riflessione che sposta la nostra asse dell’attenzione su come ognuno di noi possa diventare protagonista di processi di cambiamento, per un benessere diffuso della nostra società, indipendentemente dai contributi esterni che possono, e devono, arrivare.

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