La formazione Professionale allena le Intelligenze dei ragazzi. Anche quelle Emotive.

Manuel Caviglia è Program Manager di SixSeconds e responsabile dell’Area Education, la divisione che si occupa di apprendimento socio-emotivo nelle scuole.

Lo abbiamo intervistato per farci raccontare le impressioni a caldo a seguito dell’avvio del progetto F.I.C.I.A.P. Veneto Skillati per la Vita (leggi la news) e le sue opinioni sull’importanza dell’allenamento all’Intelligenza Emotiva nelle Scuole di Formazione Professionale.

In 40 minuti di chiacchierata serrata ne siamo usciti con una grande consapevolezza: Manuel Caviglia è un uomo felice.

Felice perché ha saputo riconoscere quando le emozioni “hanno bussato alla sua porta” e ha capito che erano un segnale, un campanello d’allarme che lo avvisava che qualcosa nella sua vita poteva essere fatto diversamente.

Il percorso che ha portato oggi il dott. Caviglia ad approfondire i temi dell’Intelligenza Emotiva nelle scuole inizia proprio dalla sua esperienza personale, quando si è interrogato su cosa gli creasse un senso di irrequietezza e di insoddisfazione, prima a scuola e poi sul posto di lavoro, nonostante i suoi risultati soddisfacenti.

Quando si parla di intelligenza emotiva, infatti, il primo passo da compiere è proprio comprendere che le emozioni sono informazioni, messaggi da interpretare e decodificare, che non si possono ignorare.

Soprattutto durante l’età scolare, quando i giovani sono ancora alla scoperta di sé stessi, è indispensabile fornire strumenti idonei per fronteggiare le diverse situazioni.

Per esempio di fronte ad un’emozione è bene sapere che esistono alternative e saper valutare con consapevolezza quali siano, apre le strade per proseguire obiettivi nobili.

Scuole e IE, qual è la situazione attuale? 

La scuola è il luogo in cui i giovani costruiscono la propria identità.

La formazione quindi “dovrebbe fornire gli strumenti adatti per esplorare il potenziale delle persone, senza uniformarle e valorizzandone le differenze” ci racconta.

Per farlo è necessario partire dalle emozioni, ma non possiamo parlare di emozioni senza prima comprenderle, essere cioè in grado di dare loro un nome, riconoscere gli stati d’animo propri e delle persone con cui ci relazioniamo.

“Questo permette di conoscere meglio noi stessi e gli altri e di porre più attenzione a quello che facciamo e quello che vogliamo.”

Con il progetto F.I.C.I.A.P. Veneto Skillati per la Vita, già testato all’interno delle scuole ENGIM Veneto, alleniamo l’intelligenza emotiva dei ragazzi affinché possano trovare dentro di sé quella motivazione intrinseca, quella leva per rendere ogni individuo più intenzionale nelle proprie scelte e più capace di reagire propositivamente agli eventi inaspettati.

In questo nuovo modo di fare scuola gli insegnanti hanno un ruolo fondamentale. Come si educano gli educatori?

L’applicazione del modello dell’Intelligenza Emotiva alle strutture scolastiche richiede un lavoro di profonda sensibilizzazione di tutto l’apparato educativo.

Il primo passaggio è proprio l’intraprendere un percorso di apprendimento socio-emotivo che coinvolga gli educatori.

Il programma insegna loro a strutturare lezioni capaci di innescare le competenze socio-emotive a 360°, qualsiasi sia la materia che stanno affrontando.

I risultati si vedono nel miglioramento del rendimento scolastico dei ragazzi, aumentando notevolmente l’attenzione e instaurando un rapporto più maturo tra insegnate-studente, con ragazzi più felici e partecipativi, ricucendo gli episodio di bullismo.

“Un allenamento continuo in classe che è una tecnica laboriatorale che ben si sposa con i metodi didattici delle Scuole Professionali”.

Tutti gli studi, inoltre, concordano che l’allenamento dell’intelligenza emotiva contribuisce ad un buon successo anche sul posto di lavoro: l’expertise impatta sui risultati per il 21% contro il 55% dei risultati che si possono ottenere attraverso un buon allenamento della IE.

Questo perché essere allenati all’IE significa saper ascoltare, persuadere, affrontare i problemi, prendere decisioni e assumersene la responsabilità.

Tutte caratteristiche fondamentali per una buona riuscita sul lavoro.

Il mondo del lavoro è pronto per comprendere l’importanza delle competenze emotive?

In Italia per le persone con un’alta Intelligenza Emotiva è 7.3% più probabile avere performance elevate.

“E’ evidente come l’intelligenza emotiva, cioè la nostra capacità di essere consapevoli, intenzionali, strategici, faccia la differenza nel raggiungimento dei nostri obiettivi e nella qualità ed efficacia della nostra performance lavorativa”.

Investire nelle persone, allenare alle competenze trasversali, non solo come interventi estemporanei, ma come strategia aziendale, è la soluzione più conveniente – anche economicamente- per raggiungere i migliori risultati aziendali.

Come si trasforma lo sviluppo dell’intelligenza emotiva in un beneficio per l’azienda?

Le realtà lavorative incentrate sulla persona e sull’importanza delle emozioni attraggono talenti, migliorano il coinvolgimento e la collaborazione tra colleghi, aumentando la produttività e l’efficienza organizzativa.

Creare ambienti aperti, partecipativi, orientati all’ascolto e alla comprensione delle esigenze e dei bisogni altrui, da una parte rafforza il rapporto di fiducia tra azienda e persone, dall’altra favorisce lo sviluppo di prodotti e servizi che incontrano il favore del pubblico e migliorano l’interazione tra tutte le persone che fanno parte dell’eco-sistema aziendale.

All’inizio dell’intervista abbiamo parlato di obiettivi nobili. Qual è il suo Golden Goal?

Contribuire all’ampliamento della coscienza per ispirare armonia e rispetto per l’ambiente in cui siamo inseriti.

Un obiettivo che anche Six Seconds si pone: entro al 2030 si prefigge di raggiungere un impatto positivo sulla società per oltre 1 miliardo di persone.

Tra loro anche i nostri Skillati per la Vita. Non ci resta che aspettare i primi risultati.

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