Formazione Digitale ed Esclusione Sociale

L’emergenza coronavirus è ancora in atto e in questo momento l’attenzione di tutti si riversa su “quando ripartire”.
In realtà sarebbe molto più utile concentrarsi sul “come ripartire”, analizzando come la crisi socio-economica, dopo quella sanitaria, ha impattato i vari segmenti della popolazione italiana.

Perché se è vero che “siamo tutti nella stessa barca”, siamo cioè tutti a rischio di contagio, è altrettanto vero che ne abitiamo cabine diverse.

Le differenze sociali non vengono annullate dal comune rischio COVID19, quindi chi si trova in una condizione più agiata è facilitato nell’affrontare gli effetti della malattia, la quarantena e l’uscita dalla crisi.
I soggetti normalmente più deboli, invece, scontano ancora una volta il peso maggiore della pandemia in corso, tanto più se non vengono pianificati e attuati piani di largo respiro in loro favore.
L’emergenza sanitaria ha fatto sì che scomparissero dai radar della discussione socio-politica fenomeni quali l’immigrazione, la povertà, la disabilità e i minori.

Anche il mondo della scuola ne è coinvolto, poiché la Formazione e la Didattica a Distanza imposte dall’emergenza, presuppongono che tutti i ragazzi abbiamo la stessa possibilità di accedere a strumenti e tecnologie (internet, telefonia, computer … ), mezzi a carico delle famiglie in quanto servizi privati.

Oltre a ciò vanno presi in considerazione i limiti della conoscenza digitale diffusa.
L’Italia oggi si posiziona al quartultimo posto in Europa per livello di competenze digitali*.

Per comprendere meglio questa situazione, abbiamo sentito il parere del dott. Maurizio Carbognin, Sociologo e Presidente dell’Osservatorio sulle disuguaglianze a Verona, l’Associazione che vede come fondatori i rappresentanti di ENGIM – Scaligera Formazione, CGIL, CISL, UIL, CSV, Cestim, Auser ed Energie Sociali.
L’Osservatorio si propone di sviluppare e diffondere la conoscenza sulle diseguaglianze, sensibilizzare la cittadinanza e sostenere e sperimentare buone pratiche per la diminuzione delle stesse, creando sinergia con soggetti privati, imprese sociali ed enti pubblici.

“È necessario superare una visione settoriale” sostiene Carbognin – “dobbiamo riuscire a leggere la complessità del presente, evitando semplificazioni che rischiano di concentrare l’attenzione solo su alcuni aspetti, senza una visione complessiva e un criterio di priorità”

La diffusione della tecnologia e del digitale ha subito un’accelerazione vorticosa, causata dalla pandemia: tutti i settori ne sono stati coinvolti, dal mondo del lavoro, all’amministrazione dei servizi pubblici fino al mondo dell’istruzione.
“Nella cosiddetta fase 2 , ma soprattutto nella fase 3, quella della “ricostruzione”, il possesso di competenze digitali sarà indispensabile a tutte le persone che si troveranno in difficoltà nel mercato del lavoro, anche perché sarà richiesto a tutti di possederne la base comune. Il problema si porrà per i giovani NEET, che non sono riusciti ad utilizzare il percorso scolastico per appropriarsi di questa base di competenze, ma anche per i cinquantenni che svolgevano lavori a bassa qualificazione e che forse resteranno senza lavoro. Senza questa base di competenze digitali sarà sempre più difficile trovare una occupazione e più in generale fruire davvero dei servizi garantiti ai cittadini. Questa formazione dovrebbe essere garantita da subito, già nel periodo nel quale verranno assicurati i vari ammortizzatori sociali di emergenza.

La scuola, proprio per la sua funzione educativa, deve assumere un ruolo guida e farsi promotrice di percorsi di digitalizzazione, che accompagnino e facciano crescere gli studenti e contemporaneamente le fasce più deboli della popolazione, le persone escluse dal mercato del lavoro, i Neet (ragazzi che non studiano e non lavorano) e anche agli anziani, ideando percorsi differenziati di avvicinamenti al digitale.

 
Ma come possono cambiare gli scenari futuri dell’Istruzione?

 

“Questa urgenza sconta attualmente il problema del digital divide, cioè la mancanza di uniformità sul territorio nazionale dei servizi di connessione e dell’accesso ai mezzi, che devono essere al più presto colmati” – continua Carbognin.

È quindi necessario intervenire sul Sistema Istruzione con una formazione più ampia alla digitalizzazione per i docenti.
Questa azione è propedeutica all’impiego corretto delle tecnologie digitali nei percorsi di insegnamento, apprendimento e formazione.

 
Il futuro della scuola sarà digitale?

 

“Una intelligente Scuola Digitale – conclude Carbognin – deve essere capace di farsi carico del fattore umano”.

Una Didattica a Distanza favorisce le possibilità di partecipazione ai corsi, ma “una relazione mediata è profondamente diversa dalla normale didattica di prossimità.
Manca, cioè, dell’aspetto relazionale, così determinante sia nella fase educativa sia nella funzione della formazione pratica al lavoro.”

Unire fattore umano e digitalizzazione è la sfida del presente da affrontare.
“Il come saremo in grado di affrontare questo equilibrio sarà prodromico a disegnare una società con minori differenze ed emarginazione sociale.
Compito dell’Osservatorio è quello di monitorare, analizzare, valutare e affiancare degli Enti interessati nelle criticità e nelle prospettive dei cambiamenti in atto”.

 

*https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/internet-lavoro-italia-sta-pagando-caro-analfabetismo-digitale-colpe-rimedi/06a48f6e-d24e-11e9-a7da-cb5047918faa-va.shtml?refresh_ce-cp

Categorie > News

Post Correlati