La riforma della istruzione professionale nei rapporti con la IeFP

Dal giornale “Tuttoscuola” n° 573

Di Giulio M. Salerno*

Con l’approvazione definitiva del decreto legislativo sulla revisione del percorsi dell’Istruzione professionale (IP) e sul raccordo di questi ultimi con i percorsi della IeFP, 51 avvia un profondo processo 11.1 cambiamento nell’Istruzione professionalizzante. Un processo che 51 realizzerà progressivamente In un periodo 11.1 tempo non breve, prendendo avvio con le prime classi dall’anno scolastico 2018·2019 Il concludendosi nell’anno scolastico 2022/2023 quando sarà definitivamente abrogato Il d.P.R. 15 marzo 2010, n. 87, che attualmente disciplina gli Istituti professionali 11.1 Stato. Soprattutto, l’attuazione della riforma della IP e del relativi raccordi con la leFP richiederà l’adozione di numerosi atti applicativi: vari decreti del MIUR, adottati di concerto con altri Ministeri competenti (per lo più Il MLPS, ma anche Il MEF e Il Ministero della Salute), e previe Intese da raggiungersi in Conferenza Stato Regioni o in Conferenza Unificata, accordi sempre da raggiungersi nelle predette Conferenze, Intese tra il MIUR e le singole Regioni, accordi tra ciascuna Regione e li rispettivo Ufficio scolastico regionale, e così via. Dunque, la specifica concretizzazione della futura configurazione dell’Istruzione professionalizzante In Italia sarà subordinata all’effettivo raggiungi mento della necessaria condivisione tra i ministeri competenti – essenzialmente tra il MIUR e il MLPS · e tra gli apparati dello Stato e le Regioni. Insomma, è una riforma di cui il decreto legislativo fornisce la cornice e le linee essenziali di Indirizzo e di svolgimento, rimettendo poi ad una successiva ed articolata concertazione politico-amministrativa il compito di determinare l precisi contenuti del nuovo assetto dell’istruzione professionalizzante.

A ben riflettere, questo è anche il risultato dell’esito del referendum dello scorso dicembre. Bocciata la riforma costituzionale che, tra l’altro, introduceva la competenza esclusiva dello Stato sulla governance nazionale della IeFP, l’istruzione professionalizzante è rimasta, per così dire a metà del guado. Per Costituzione lo Stato continua ad essere titolare della competenza – peraltro solo “concorrente”, almeno sulla carta – sul sistema scolastico e quindi sul percorsi della IP, mentre le Regioni continuano ad essere titolari della competenza, espressamente esclusiva, sulla IeFP. Ne consegue che lo Stato, fatte salve le competenze di determinazione del livelli essenziali delle prestazioni (LEP) e sul “principi generali sull’istruzione non può disciplinare direttamente, ne offrire autonomamente i percorsi di IeFP, così come le Regioni non possono disciplinare, né offrirei percorsi di IP.

La soluzione offerta dal decreto legislativo è allora quella di prescrivere, nel presuntivo rispetto del predetto quadro costituzionale delle competenze, i seguenti “principi generali” di un complessivo ed unitario assetto nazionale dell’Istruzione professionalizzante in italia. Tale assetto non è costituito da un’unica ed omogenea offerta formativa, ma è composto da due “sistemi” distinti ed allo stesso tempo affiancati e raccordati, ovvero dal “sistema dell’istruzione professionale” e dal “sistema dell’Istruzione e formazione professionale”. Infatti, delineando la “identità dell’istruzione professionale”, nel decreto legislativo si precisa che gli studenti, dopo il primo ciclo di istruzione, si trovano di fronte alla scelta alternativa tra i percorsi di IP e i percorsi della IeFP. I primi sono rivolti al conseguimento del diplomi quinquennali e sono offerti dalle Scuole statali e paritarie, i secondi sono rivolti al conseguimento delle qualifiche triennali e dei diplomi professionali quadriennali e sono offerti dalle Istituzioni formative accreditate dalle Regioni e dalla Province autonome. A conferma del carattere complessivamente unitario dell’assetto dell’istruzione professionalizzante, sulla base del decreto legislativo tutte queste istituzioni scolastiche e formative, danno congiuntamente vita alla “Rete nazionale delle scuole professionali”. A tal proposito, va sottolineato che la compresenza, prevista nel decreto legislativo, dei due sistemi distinti di istruzione professionalizzante deve mantenersi nei limiti della distinzione di competenze attualmente previste dalla Costituzione tra Stato e Regioni. Ciò vuol dire che i due sistemi – quello dell’istruzione professionale realizzata mediante le scuole statali e paritarie, e quello della IeFP realizzata mediante le istituzioni formative accreditate, sono affiancati e raccordati, ma non possono né sovrapporsi, né essere assorbiti l’uno dall’altro.

Un punto rimane quindi essenziale: l’offerta scolastica degli istituti professionali seppure rimodulata dal decreto legislativo secondo modelli didattici, metodologie di apprendimento, principi e finalità tendenzialmente affini a quelli già presenti nella IeFP (dal potenziamento delle attività didattiche laboratoriali alla personalizzazione educativa, dall’apprendimento per competenze al modello didattico organizzato per unità di apprendimento), manterrà la sua propria specificità istituzionale, organizzativa e funzionale, e lo stesso potrà e dovrà dirsi della IeFP. Mentre la IP sarà quindi il dell’offerta professionalizzante erogata da Istituzioni pubbliche – statali e paritarie – e rivolta a titoli di studio Inseriti nel percorso educativo del sistema scolastico, la IeFP sarà il luogo dell’offerta professionalizzante erogata da Istituzioni accreditate dalle Regioni e rivolta a titoli di studio inseriti nel percorso educativo del sistema formativo. Entrambi questi percorsi saranno reciprocamente Interconnessi: al termine del percorso scolastico, ovvero conseguito Il diploma quinquennale, i diplomati della IP potranno accedere anche agli Istituti tecnici superiori (ITS), o comunque potranno aver maturato crediti per l’acquisizione del certificato di specializzazione tecnica superiore (IFTS) se ciò sarà previsto dalla programmazione regionale; così come, al termine della prima tappa del percorso formativo della IeFP, cioè conseguita la qualifica triennale, i qualificati potranno chiedere di passare al quarto anno della IP (ed accedervi secondo i criteri previsti dal decreto legislativo e sulla base di un successivo accordo in Conferenza Stato-Regioni), oppure potranno proseguire con il quarto anno dei percorsi di IeFP per il conseguimento del diplomi professionali di tecnico, e, conseguito quest’ultimo, potranno anche seguire il corso annuale realizzato dalle Regioni (con proprie risorse) per sostenere l’esame di Stato. Ed allora, per evitare il richiamato rischio di sovrapposizione e di confusione del ruoli trai due sistemi professionalizzanti, rischio che comporterebbe la violazione della ripartizione delle competenze costituzionalmente stabilita tra Stato e Regioni, saranno cruciali i momenti in cui si darà attuazione al decreto legislativo proprio in relazione ai rapporti tra IP e IeFP.

In particolare, il decreto legislativo prescrive che occorrerà finalmente procedere alla definizione di “criteri generali” – dunque validi a livello nazionale – per la realizzazione dei percorsi di IeFP da parte degli Istituti Professionali in regime di sussidiarietà. Nel rispetto di tali criteri, stabiliti con decreto del MIDR, di concerto con il MLPS e Il MEF, e previa intesa in Conferenza Stato-Regioni, saranno poi determinate, con appositi accordi tra ciascuna Regione e l’Ufficio Scolastico regionale, soltanto le “modalità realizzative” del percorsi offerti sussidiarietà. Pertanto, il regime di sussidiarietà sarà prima definito in sede nazionale, e poi attuato in sede regionale. E, si badi bene, in assenza del predetti “criteri generali” e dei successivi accordi per le “modalità realizzative” il regime sussidiario non potrà più essere avviato a partire dall’anno scolastico 2018 2019, in quanto da quest’anno scolastico cesserà l’applicazione del d.P.R. 15 marzo 2010, n. 87 per le prime classi dell’istruzione professionale, e dunque per queste classi non potrà più applicarsi la normativa statale che attualmente consente l’erogazione del percorsi di IeFP In regime sussidiario.

Nella definizione del predetti “criteri generali” sarà indispensabile richiamare i caratteri propri ed irrinunciabili di qualunque intervento dello Stato a fini di sussidiarietà verticale, vale a dire l’accertata impossibilità da parte della singola Regione di offrire una completa offerta di IeFP nel rispettivo territorio, la temporaneità dell’azione statale che non dovrà sostituirsi definitivamente nell’esercizio delle competenze regionali, e, conseguentemente, il divieto di finanziamenti regionali a favore delle Istituzioni statali, perché ciò sarebbe di ostacolo al riavvio o all’espansione dell’esercizio delle competenze regionali in materia di IeFP. Pertanto, da questo punto di vista, è evidente che l’offerta sussidiaria di IeFP andrebbe consentita soltanto alle Istituzioni scolastiche statali che risulteranno a tal fine accreditate dalle singole Regioni e nel rispetto degli standard formativi previsti in sede regionale, ma non anche a quelle paritarie, dato che la logica del regime sussidiario che qui opera è quella dell’intervento sostitutivo ad opera delle istituzioni statali per favorire “l’integrazione, l’ampliamento e la differenziazione del percorsi e degli interventi in rapporto alle esigenze e specificità territoriali”. Ed allora, in coerenza con i principi della distinzione, dell’affiancamento e del raccordo tra i due sistemi professionalizzanti deve dedursi che non sarà più ammissibile l’erogazione di percorsi di IeFP secondo la formula ibrida, ora consentita al d.P.R. del 2010, dell’offerta sussidiaria integrativa dovendosi prevedere soltanto la formula dell’offerta sussidiaria complementare, l’unica capace di assicurare veramente ed efficacemente “l’integrazione, l’ampliamento e la differenziazione” del percorsi di IeFP

*Ordinario di Istituzioni di diritto pubblico presso l’Università di Macerata

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